Quando avete cominciato a piazzare in tutti gli enti pubblici gli amici degli amici, i compagni di complessino, proprio come dei democristiani qualunque; quando avete dimenticato la retorica del fare, per aderire più prudentemente alla pratica dei nostri; quando avete organizzato i mondiali di ciclismo nella stessa città, e vi siete sbizzarriti su peculato, falsi, truffette, consorterie, sprechi e cemento selvaggio; quando in tutti questi anni avete fatto pena come fa pena tutto quello che fate, immersi come siete nella stupidera di chi ha passato troppo tempo al bar; quando avete svenduto la RAI e Malpensa in cambio di ministeri e «potere centralista» di Roma: io c’ero in tutte queste situazioni, cari leghisti. C’ero, capito?
Quindi, giuen, facciamo che mi risparmiate, voi e quelli che fanno finta di aver capito tutto, l’analisi sul vostro riposizionamento, sulla strategia impeccabile di Bossi, sull’istinto della bava, sulle grandi manovre di scollamento, sulla capitalizzazione del consenso elettorale eccetera. Facciamo che io lo so quanto valete, quanto vi piace il potere, quanto andate matti per gli enti locali, quanto la vostra etica di buonsenso ormai suona come una scoreggia all’uscita da una pizzata. Facciamo che la vostra sincera e rediviva tempra rivoluzionaria, fieu, la andate a raccontare a qualcun altro.
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