Oggi mentre la parte più bella di L’Aquila dormiva ancora assopita tra le sue macerie e i tubi giunti […] i cittadini facevano diventare luoghi tutti i terribili e odiosi nonluoghi, mentre dall’esterno era impossibile raggiungere la città, gli aquilani camminavano, si incontravano, si parlavano, vivevano; nonostante la grane nevicata o forse proprio grazie ad essa.
Chi spalava, chi aiutava a mettere catene, chi sfotteva i soliti sprovveduti – “ma addo và quissu?!” – nessun quartiere dormitorio ma una comunità finalmente! e infine lo spettacolo: Viale Corrado IV era una fiumana di gente in tute da sci e moon boot , bob al posto di passeggini, ghette vere o costruite con buste di plastica, e un continuo fermarsi e salutare persone che non si vedevano da tempo; “sembra de stà sotto i portici!” ha detto qualcuno.
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